STRESS E DISTURBI MUSCOLO SCHELETRICI: UNA RELAZIONE CIRCOLARE

Stress e DMS: come passare da un circolo vizioso a un circolo virtuoso

Intendiamo per stress lavorativo la condizione di prolungata attivazione dell’organismo che conduce a un esaurimento. I fattori di rischio generico all’origine dell’attivazione sono di diversa natura, da quelli ambientali a quelli psico-socio-organizzativi. Soprattutto con riferimento a questi ultimi, l’attivazione dell’organismo dipende dai processi cognitivi ed emotivi con cui il soggetto attribuisce significato ai vari aspetti della “domanda lavorativa”.

Quando, più o meno consapevolmente, il soggetto lavoratore vive l’intensità delle caratteristiche fisiche e psicosociali del lavoro come superiori alle proprie risorse di risposta (fuga e/o adattamento e/o trasformazione del contesto), allora inizia a manifestarsi la “sindrome generale di adattamento” che, se mantenuta per prolungati periodi di tempo (a causa, per esempio, del fallimento dei tentativi di risposta alle variazioni ambientali), può portare ad alterazioni del comportamento e della salute.

Tra le più ricorrenti manifestazioni di alterazione dello stato di salute e benessere, ci sono i Disturbi Muscolo Scheletrici (DMS).

Ovviamente lo stress non è l’unico fattore causale di questi disturbi. Molto va fatto con la comprensione e la modifica delle condizioni lavorative: spazi, arredi e attrezzature, peso e volume degli oggetti da muovere, movimenti e posture, temperatura. Ma, oltre a questi fattori, anche lo stress deve essere considerato.

Leggiamo la scheda divulgativa dell’OHSA: “Crescono le prove che dimostrano un collegamento dei DMS con i fattori di rischio psicosociali (soprattutto se individuati in concomitanza con i rischi fisici), tra cui:

  • una domanda di lavoro elevata o una scarsa autonomia;
  • una scarsa soddisfazione sul lavoro”.

La relazione causale tra stato di stress e DMS ha precise basi fisiologiche. Il mantenimento per lunghi periodi di tempo dello stato di attivazione generale dell’organismo si accompagna a una sovrapproduzione endocrina di cortisolo che porta al “catabolismo della massa magra”, in particolare dei tessuti muscolari. (Con il termine catabolismo si indica il processo di consumo e degradazione della sostanza organica, invece, con il termine metabolismo si indica il processo opposto di costruzione e aumento della sostanza organica e della sua complessità). Le conseguenze sono i disturbi del sonno, del tono dell’umore (ansia, depressione, aggressività).

Fin qui siamo in un terreno di conoscenze ormai popolari che quasi si configura come senso comune: lo stress è legato al “mal di schiena”. Sarà anche una relazione non semplice e non lineare, ma questa relazione c’è.

Vediamo come è possibile raffigurarla.

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1 Ipotizziamo l’esistenza di una condizione di stress cronico.

 

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2 Questa condizione è in relazione con i Disturbi Muscolo Scheletrici. La relazione è positiva: al variare dell’intensità dello stress, l’intensità dei DMS varia nella stessa direzione (relazione positiva).

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3 Anche i DSM sono un fattore di stress. Anche in questo caso la relazione è positiva: all’aumento dei DSM, aumenta lo stress.

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4 L’anello di retroazione composto da stress e DMS ha solo relazioni di influenza positive. Si tratta, quindi di un anello caratterizzato da feedback reciprocamente alimentanti che tende al progressivo allontanamento dall’equilibrio. Perché un anello di retroazione tenda all’equilibrio, è necessaria la presenza di un numero dispari di relazioni di influenza negative.

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5 L’aumento dei DMS influisce positivamente sul numero di impatti organizzativi come assenze per malattia, esenzioni prescritte dal medico competente, maggiori carichi di lavoro per i non esentati, errori ecc.

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6 Questi problemi inducono i vertici dell’azienda a prendere provvedimenti di contrasto agendo sulle condizioni del lavoro e/o sulle competenze dei lavoratori.

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7 I tradizionali interventi di formazione sui disturbi muscolo scheletrici risultano inefficaci. Occorre attuare processi di apprendimento esperienziali e riflessivi come la Back School at Work®.

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8 L’aumento delle competenze propriocettive e motorie contrasta gli effetti dello stato di stress sull’apparato Muscolo Scheletrico, introducendo un fattore di influenza di segno negativo.

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Grazie all’introduzione di un fattore con influenza negativa, il sistema globalmente diventa negativo e tenderà all’equilibrio.

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In questa visione sistemica, l’adozione del protocollo Back School at Work® consente di agire sul rischio di stress lavoro correlato in due direzioni.

  1. Da un lato, aumentando le competenze motorie, di controllo posturale e di propriocezione i lavoratori risultano più protetti (coping individuale).
  2. Dall’altro lato, la stessa adozione del protocollo rappresenta una tangibile manifestazione della disposizione dell’azienda a prendersi cura del benessere dei lavoratori.

 

È evidente che la sola azione sui DMS non può esaurire le esigenze di governo del rischio di stress lavoro correlato, rischio per definizione multifattoriale e da trattare con una pluralità di provvedimenti. Ma, considerando che i DMS sono una delle più rilevanti conseguenze dirette e indirette dell’attivazione dell’organismo che si accompagna allo stress cronico, l’adozione del protocollo formativo Back School at Work® è un elemento portante di una buona strategia di governo di questo problema.

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